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Apollo GT, Vanguard Vetta Ventura, "Thorndyke Special", Yellow, 1967

Una delle 107 prodotte, livrea "Thorndyke Special", la prima prodotta da Vanguard, stile italiano di Franco Scaglione |
One of 107 produced, "Thorndyke Special" livery, the first produced by Vanguard, Italian manufacture and style by Franco Scaglione
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 (English text below)

 

 La Ferrari americana: questo doveva essere l'Apollo GT. 

Storie così non se ne sentono più da anni…e già all’inizio degli anni ’60 sembrava quasi una favola. Due giovani ragazzi americani neo-laureati in ingegneria, Milt Brown e Newton Davis, sognavano di costruire una vettura Gran Turismo che potesse competere con le italianissime ma già famose Ferrari. La ricetta? Abbastanza semplice, in teoria: stile e manodopera italiani con una muscolosa meccanica americana. 

 

Brown aveva conosciuto al GP di Monaco del 1960 Frank Reisner, titolare della Intermeccanica una piccola carrozzeria a Torino e così vennero poste le basi per la nuova Apollo GT, il sogno prese forma così. La carrozzeria, venne abbozzata da un loro giovane amico Ron Plescia e venne realizzato un prototipo in alluminio, che tuttavia non convinse i progettisti. 

 

Dall’Italia venne in aiuto il grande stilista italiano Franco Scaglione che realizzò una linea estremamente elegante, caratterizzata di fianchi muscolosi simili a quella che sarà la Ferrari 275 GTB, il muso lungo, nobile, chiaramente italiano e la coda molto simile alla Jaguar E (utilizzando però gli stessi fanalini della Ferrari 250!). 

 

Una linea esotica realizzata in ferro, a mano presso vari sub fornitori di Torino che facevano capo all’Intermeccanica, la quale assemblava e spediva l’auto completa nella carrozzeria in California, dove la casa costruttrice IMC montava la meccanica e la ultimava. 

L’auto era bellissima, disponibile sia in versione coupè che cabrio, il motore V8 3500 Buick forse era giudicato poco affidabile ma nel complesso la stampa si espresse favorevolmente. I circa 215 cavalli erano una buona potenza, ma quando Buick lanciò il nuovo 5000 l’Apollo poteva contare su oltre 250 cavalli americani con cui tentare di battere il “Cavallino Rampante”.

 

Purtroppo i fondi a disposizione dell’azienda (21.000 dollari prestati da amici e parenti dei due ingegneri) erano troppo pochi e le vetture venivano vendute ad un prezzo inferiore ai costi di produzione. Soli 6500 Dollari (7400 per la cabrio). Considerando che la carrozzeria era costruita interamente a mano, il prezzo era estremamente competitivo ma il break even di 10.000 dollari era assali lontano.

Così dopo 88 esemplari costruiti, nel 1966 l’azienda fu costretta a chiudere, cedendo il progetto all’azienda texana Vanguard, che portò avanti la produzione con ulteriori 19 esemplari, per non far fallire anche l’azienda di Torino che costruiva le carrozzerie. Come novità la Vanguard offrì in alternativa al cambio manuale T10/11 Borg Warner, un cambio automatico a tre rapporti; i freni anteriori a disco vennero invece sempre impiegati dopo i primissimi esemplari in cui erano installati 4 tamburi, giudicati insufficienti soprattutto sul motore 5000. 

 

L’assenza di una rete commerciale non aiutò l’avventura dei due giovani ingegneri a vendere l’auto dei loro sogni, sebbene il momento di gloria per la Apollo sarebbe arrivato poco più tardi - nel 1967 precisamente - quando una gialla GT venne scelta come co-protagonista del film Disney “Un maggiolino tutto matto”, in cui interpretava l’auto del cattivo. Il film fu un successo mondiale e la Apollo, con quella pubblicità probabilmente sarebbe rimasta in vita, con migliorie e aggiornamenti.

 

Dei 107 esemplari costruiti (sembra che negli anni ‘70 ne siano stati costruiti altri 20, ma non ci sono fonti certe), oggi ne rimangono circa la metà, principalmente negli Stati Uniti. Una sessantina di auto che fanno girare la testa a tutti per la bellezza delle sue forme, ma spesso confuse per delle Ferrari…Così l’Apollo GT ha perso la sua sfida contro la Ferrari, ma è tanto bella che tutti la scambiano per lei!

 

 

 

L’esemplare da noi proposto, dovrebbe essere il primo completato dalla proprietà Vanguard nel 1967: monta il cambio automatico e forse è la prima con questo tipo di accessorio. Nel 2008 l’auto è stata venduta al penultimo proprietario negli Stati Uniti, per poi essere immatricolata qualche anno dopo in Italia. In quel periodo l’auto ha subìto alcuni lavori, anche su suggerimento di Milt Brown il quale aiutò il proprietario a correggere alcune non originalità. 

 

Il telaio a traliccio si presenta complessivamente bene, così come la carrozzeria che è stata rinfrescata recentemente. Gli interni e l’impianto elettrico richiedono qualche attenzione così come è necessario un tagliando alla meccanica, complessivamente in buono stato. Vi è la possibilità di montare il cambio manuale. La livrea che richiama il celebre film Disney è completamente adesiva per cui rimovibile. I cerchi Borrani si presentano in buono stato e gli pneumatici sono nuovi. 

 

La componentistica italiana usata nella carrozzeria e negli interni, unitamente alla meccanica comune americana, rendono gli interventi molto più semplici del previsto. Con oltre 250 cavalli, l’auto è sicuramente piacevole da guidare e può finalmente dimostrare di essere l’anti-Ferrari, come altri esperimenti simili realizzati negli anni ’60, quali l’AC Cobra e la Bizzarrini 5300 GT Strada. 

 

Un’occasione unica in Italia (e. molto rara in Europa) per portare a casa una vera supercar rara, iconica, inusuale, iscrivibile a numerosi eventi per auto storiche.

 

Documenti italiani, visibile previo appuntamento a Bologna. 

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 The American Ferrari: this should have been the Apollo GT. 

Stories like this haven't been heard for years... and already at the beginning of the 1960s it almost seemed like a fairy tale. Two young American boys who just  graduated in engineering, Milt Brown and Newton Davis, dreamed of building a Gran Touring car that could compete with the Italians and already famous Ferraris. Recipe? Simple enough, in theory: Italian style and body with muscular American mechanics.

 

Brown had met Frank Reisner, owner of Intermeccanica, a small bodyshop in Turin (Italy), at the 1960 Monaco GP: there the foundations were laid for the new Apollo GT, the dream took shape this way.

 

The bodywork was sketched by their young friend Ron Plescia and an aluminum prototype was created, which however did not convince the designers.

 

From Italy the great Italian stylist Franco Scaglione came to the rescue and created an extremely elegant shape, characterized by muscular sides similar to what will be the Ferrari 275 GTB, the long, noble, clearly Italian nose and the tail very similar to the Jaguar E (but using the same lights as the Ferrari 250!).

 

An exotic body handmade of steel, by various sub-suppliers in Turin that belonged to Intermeccanica, which assembled and shipped the complete car to the workshop in California, where the manufacturer IMC assembled the mechanics and completed it.

 

The car was beautiful - both coupé and convertible available - the 3500 Buick V8 engine was perhaps considered unreliable but overall the press expressed positively. The approximately 215 horsepower were enough, but when Buick launched the new 5000 engine the Apollo could count on over 250 American horses with which to try to beat the “Prancing Horse”.

 

Unfortunately, the funds available to the company were few ($21,000 loaned by friends and relatives of the two engineers) and the cars were sold under price compared to the production costs. Only 6500 Dollars (7400 for the cabriolet). Considering that the body was entirely handmade, the price was extremely competitive but the break even of $10,000 was a long way off. 

After 88 examples built, in 1966 the company was forced to close, handing the project over to the Texan company Vanguaard, which continued production with a further 19 examples, so as not to also cause the bankruptcy of the Italian Intermeccanica, which built the bodywork. Vanguard offered a three-speed automatic transmission as an alternative to the Borg Warner T10/11 manual gearbox; the front disc brakes were always used after the very first examples in which 4 drums were installed, judged insufficient, for sure with the 5000 engine.

 

The absence of a commercial network did not help the adventure of the two young engineers to sell the car of their dreams, although the moment of glory for Apollo came a little later, in 1967 precisely, when a yellow GT was chosen as co -protagonist of the Disney film “The Love Bug”, in which he played the villain's car. The film was a worldwide success and the Apollo, with that publicity, would probably have remained alive, with improvements and upgrades.

 

Of the 107 examples built (it seems that another 20 were built in the 1970s, but there are no certain sources), today about half are still alive, mainly in the United States. About sixty cars that make everyone's head spin due to the beauty of their shapes, but often confused for Ferraris... So the Apollo GT lost its challenge against Ferrari, but it is so beautiful that everyone mistakes it for a car with the “prancing horse” on top of the hood!

 

The example we propose should be the first completed under the new Vanguard property in 1967: it features an automatic gearbox and is perhaps the first with this type of option. In 2008 the car was sold to the penultimate owner in the United States, before being registered a few years later in Italy. In that period the car underwent some work, also with the help of Milt Brown who helped the owner to correct some non-originalities.

 

The chassis looks good overall, as does the bodywork which has been recently refreshed. The interior and the electrical system require some attention, as does the mechanics, which are in good condition overall. There is the possibility to install a manual transmission. The livery which recalls the famous Disney film is completely adhesive, therefore removable. The Borrani rims are in good condition and the tires are new.

 

The Italian components used for the bodywork and interior, together with common American mechanics, make the maintenance and overhaul simpler than expected. With over 250 horsepower, the car is certainly pleasant to drive and can finally prove to be the anti-Ferrari, like other similar experiments made in the 1960s, such as the AC Cobra and the Bizzarrini 5300 GT Strada.

 

A very rare opportunity in Europe to bring home a truly rare, iconic, unusual supercar, which can be entered in various events for historic cars.

 

Italian documents, visible by appointment in Bologna.

 

 

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